Ciao! A metà febbraio sono stata intervistata su GOTV Channel e abbiamo parlato di RESILIENZA e io affrontavo l’argomento parlando del Pilates.
La resilienza non è un concetto astratto, ma una qualità che si può “sentire” nei muscoli.
Ma cos’è la resilienza???
La resilienza è una parola che abbiamo preso in prestito dalla scienza dei materiali, ma che è diventata il pilastro della psicologia moderna.
In termini semplici, è la capacità di “rimbalzare” dopo un colpo duro, ma con un segreto in più: non torni mai esattamente come prima, torni migliore.
Ed ecco che, rispetto a questa definizione il Pilates è la “ginnastica” perfetta per essere resilienti perché come diceva Pilates: “Se la tua colonna vertebrale è inflessibilmente rigida a 30 anni, sei vecchio; se è completamente flessibile a 60, sei giovane”.
La resilienza è esattamente questa flessibilità. Una persona resiliente non è un masso immobile (che sotto troppa pressione si spacca), ma è come un giunco: si piega, asseconda il vento, ma non si spezza mai.
“E se la capacità di affrontare le sfide della vita partisse proprio dal modo in cui abitiamo il nostro corpo?
Essere resilienti significa non agire d’impulso. Nel Pilates, ogni movimento è pensato. Questo insegna a gestire lo stress con lucidità. La resilienza richiede un centro emotivo forte. Nel Pilates, tutto parte dal core. Se il tuo centro è solido, le estremità possono muoversi liberamente senza perdere l’equilibrio.
Joseph Pilates chiamava il suo metodo Contrology.
La resilienza psicologica dipende molto dal senso di autoefficacia (la percezione di avere il controllo sulle proprie azioni).
Quando un praticante prova un esercizio avanzato (come il Teaser) e non riesce a mantenere l’equilibrio, il Pilates impone di non forzare, ma di tornare al “centro”, respirare e riprovare con una micro-correzione.
Questo allena la mente a non vedere il fallimento come un vicolo cieco, ma come un errore di sistema da correggere con la pazienza e la precisione. È resilienza cognitiva pura.
Il Pilates insegna al cervello a “sentire” di nuovo zone del corpo che sono state isolate dal dolore. Attraverso movimenti dolci ma profondi, si ricostruiscono le mappe neuronali.
La resilienza è la capacità del corpo di riorganizzarsi dopo un danno. Nel Pilates, non si torna semplicemente come prima: si impara a muoversi in modo più intelligente, eliminando le compensazioni che hanno causato il trauma originale.
Durante un esercizio sfidante, l’istruttore chiede di non trattenere il fiato (apnea), ma di continuare a respirare profondamente. Questo invia un segnale al sistema nervoso: “Siamo sotto sforzo, ma siamo al sicuro”. Alleniamo la resilienza biologica: la capacità di rimanere calmi e lucidi anche quando il corpo (o la vita) è sotto pressione.
“Nel Pilates, la resilienza non si misura da quanto peso riesci a sollevare, ma dalla capacità della tua colonna vertebrale e della tua mente di adattarsi, flettersi e ritrovare il centro, indipendentemente dalla sfida che stai affrontando.”
Il Pilates è una “palestra di resilienza” perché ogni sessione è una simulazione in miniatura delle difficoltà della vita: c’è una sfida (l’esercizio), c’è una resistenza (la molla o la gravità), c’è un momento di disequilibrio e, infine, c’è il ritorno al controllo e alla calma.
Che ne pensi?
Nel prossimo articolo del blog ti parlerò di Pilates, resilienza e tessuto connettivo….un lavoro che porto avanti da tempo e che voglio condividere con te
